"Dire che sono tesa è veramente poco..."
Cammino avanti ed indietro per il dormitorio, le mani dietro la schiena, i denti che tormentano nervosamente il labbro inferiore, senza sosta.
"Cerchiamo di calmarci tutti quanti", dice Millicent nel vano tentativo di acquietare gli animi. "Non dimentichiamoci che stiamo operando in nome del più grande mago che il mondo abbia mai visto... credete veramente ci lascerebbe nei casini?"
"Sì", rispondo io senza pensarci due volte. "Ne sono più che certa."
"Non ci siamo esposti", interviene Sally-Anne succhiando l'ape frizzola che tiene tra le dita, seduta sul suo letto con le gambe incrociate. "Né noi né i ragazzi. Cosa dovrebbe succedere oggi?"
"Ma che ne so", sbuffo io portando istericamente le mani al volto. "Tutta questa storia mi sta lentamente logorando i nervi."
L'annuncio è apparso ieri sera nelle bacheche di ogni Casa: per oggi pomeriggio è indetta una riunione in Sala Grande a cui tutti gli studenti e gli insegnanti sono obbligati a partecipare.
"Me lo sento che c'entra Weasley", ho detto ieri, non appena ho visto l'annuncio. "Me lo sento che..."
"Oh, Pansy, basta, ti prego!" Theodore mi ha dato uno schiaffetto sulla testa. "Ci stai facendo andare tutti in paranoia, sta' zitta."
E ora siamo qui, in attesa arrivi l'ora X, pronti a mostrare la nostra migliore maschera di indifferenza di fronte a qualunque rivelazione ci verrà esposta in Sala Grande.
"Domani ci dobbiamo vedere con gli altri", ci ricorda Tracey aggiustandosi la cravatta davanti allo specchio. "Voi ci sarete?"
"Se saremo ancora vivi, domani..."
Sally ride e mi tira un'ape frizzola che prendo al volo con la mano destra. "Dai, Pan, puoi essre anche più catastrofica di così se ti impegni! Concentrati meglio!"
Le mostro la lingua e sorrido. "Io cerco solo di vagliare tutte le possibilità, che c'è di male?"
"Ci sarà anche Lui oggi?" chiede Daphne che fino ad ora era rimasta ad osservare in silenzio, le mani dietro la schiena e le spalle poggiate contro il muro.
Mi stringo nelle spalle mentre Sally, abbassando lo sguardo, mormora solo: "Chi lo sa..."
"Sono le quattro", dice Tracey con uno sbadiglio, precedendoci verso la porta. "Dobbiamo scendere in Sala Grande."
Le guardo avviarsi una ad una, solo Sally resta ferma sul suo letto e mi osserva.
"Pronta?" chiede.
Con un sospiro melodrammatico rispondo: "Pronta".
Usciamo per ultime dalla stanza e ci accodiamo alle nostre compagne nel raggiungere la Sala Comune Serpeverde, dove l'atmosfera sembra essere un po' più rilassata.
"Qualunque cosa il vecchio ci voglia dire", sussurra Theodore, "comportiamoci come al solito ragazzi, intesi?"
Draco non si prende la briga di rispondere. Dà un ultimo tiro alla sua sigaretta e la spegne contro una parete, gettando poi a terra il mozzicone. Io e Sally-Anne annuiamo mentre Millicent pronuncia un flebile: "Va bene". Poi, in reverenziale silenzio, raggiungiamo la Sala Grande.
"Mettiti qui."
Quello di Draco suona tanto come un ordine, quel genere di ordine a cui ormai sono abituata. Lì, al tavolo dei Serpeverde, scosto una sedia alla sua destra e mi accomodo mentre tutti gli studenti delle altre Case sembrano intenti a fare lo stesso.
"Voi Lo vedete?"
Tracey sgomita Goyle sibilando: "Taci, scemo!" con aria nervosa. Lui mette il broncio, si zittisce, sposta lo sguardo in direzione del tavolo per gli insegnanti ed è lì che lo vediamo: Ron Weasley, seduto tra la McGranitt e Hagrid come fosse una specie di celebrità.
"Perché quell'idiota è lì?" chiede Adrian aggrottando le sopracciglia.
Un secondo... solo un secondo serve a tutti noi per capire quello che sta succedendo: il rosso ha intenzione di svuotare il sacco.
Senza quasi rendermene conto, allungo la sinistra verso la mano destra di Draco e la stringo, voltandomi per guardarlo. Lui, indifferente a tutto e tutti, incrocia lo sguardo di Potter, seduto al tavolo accanto al nostro, poi riporta le fredde, chiare iridi su Ron e da lì non le smuove più, in attesa.
"Silenzio, per favore, silenzio!", intima Silente una volta presa la parola. "È giunto il momento di fare chiarezza su quanto successo negli ultimi giorni."
Continua a parlare per un po', accompagnando le parole ad ampi gesti delle braccia, poi, finalmente, passa la parola al ragazzo.
"Sono stati...", comincia Ron dopo essersi schiarito un paio di volte la voce, "...giorni molto difficili per me, questi. Forse i più duri che abbia mai dovuto affrontare. Sono stato segregato in una chiesa per lungo tempo, a... a tu per tu con due Mangiamorte... mentre qualcuno si impossessava della mia identità per penetrare qui ad Hogwarts..."
"Guarda, ha paura perfino a parlarne", mi sussurra Millicent ridendo. "Gli trema la voce, povero cocchino."
"Quel qualcuno era..."
Noto, con la coda dell'occhio, un movimento fugace di Adrian, sotto al tavolo. La punta della sua bacchetta brilla di rosso per una frazione di secondo prima che la faccia nuovamente sparire all'interno di una tasca. Una piccola pozza d'acqua compare ai piedi di Ron, accompagnata dalle risa dei Serpeverde.
"Ehi, Weasley!" esclamo, puntandolo con l'indice. "Che succede, te la sei fatta addosso?!"
Prima che possa rendermene conto, come una belva lui salta giù dal punto in cui si trovava e piomba sul nostro tavolo, afferrandomi per il colletto della camicia.
"Adesso BASTA! Sono stufo di te, Parkinson, e degli idioti che ti porti dietro!"
Theodore si alza, Draco infila una mano in tasca per recuperare la propria bacchetta.
"Non toccarla, pezzente!"
Chiudo gli occhi mentre Ron carica il pugno. Sono certa che, da un istante all'altro, un dolore bruciante investirà la mia faccia ed il mio naso comincerà a sanguinare. Invece, inaspettatamente, il colpo devia, prendendo Draco dritto sulla bocca.
"Sei fortunata, Parkinson, io non tocco le ragazze" e, con una spinta, Ron mi rigetta a sedere sulla sedia.
"Allora...?"
"Allora cosa?" Tracey alza gli occhi dal suo libro e mi guarda.
"Come sarebbe a dire: 'allora cosa?'?!?" la incalzo io sbuffando mentre mi lascio cadere seduta su di una poltrona: di nuovo qui, a scuola, tra queste mura, in piena estate... che palle. "Montague!" aggiungo, scandendo per bene il cognome del ragazzo. "Sapevi che sarebbe tornato?"
Lei affonda nuovamente il naso tra le pagine del suo libro, uno di quelli che la McGranitt ci ha chiesto di leggere durante una delle sue lezioni intensive. "Avrei dovuto saperlo?"
Con molto poco tatto, le faccio notare: "Be', fino a qualche tempo fa voi due stavate insieme, no?"
"Hai detto bene", risponde, "tempo fa. Ci siamo lasciati da buoni amici e adesso c'è...", non finisce la frase ma entrambe sappiamo di chi si sta parlando, "...be', lo sai."
"Vero, vero." Annuisco. "Solo che me lo sarei immaginata più carico di pathos il vostro incontro, invece..." Faccio un gesto distratto con la mano lasciando poi ricadere il braccio a ciondolare oltre il bracciolo della mia poltrona.
"Potter sta male." Theodore compare dietro le spalle di Tracey e lei, sollevando di nuovo lo sguardo, reclina il capo all'indietro per osservarlo. "Lui è qui tra noi."
Un brivido mi scende lungo la schiena. Mi muovo sulla poltrona cambiando posizione, abbasso lo sguardo. Cos'è questa strana sensazione? Disagio...? Paura...?
"Stiamo giocando con il fuoco...", mormora Tracey chiudendo il suo libro per infilarlo dentro alla borsa. "Credete davvero che quei due non sospettino niente?"
"Se il Signore Oscuro ha ritenuto opportuno...", comincia Theo.
"Potrebbero averne già parlato con Silente", intervengo io interrompendolo. Li guardo entrambi spostandomi a sedere sul bordo della poltrona. "Questa potrebbe essere una trappola. Insomma, forse ci hanno richiamati qui per..."
"Hai paura?" Theodore mi guarda dritto negli occhi. Per un istante mi torna in mente la sera a casa di Draco, il suo cieco obbedire agli ordini... chissà, forse mi ucciderebbe se fosse Lui a chiedergliglo...
"No, non ho paura."
"Allora finiamola con questi discorsi stupidi."
Tracey non dice nulla, alternando lo sguardo tra noi due, poi lo sposta in direzione dell'entrata quando Draco fa il suo ingresso.
"La McGranitt deve morire!" tuona scagliando la borsa a terra con rabbia. "Stupida vecchia megera amica dei Grifondoro!"
"Che succede?" gli chiedo.
"Niente", sibila in risposta. "Stavo stuzzicando Paciock in Sala Grande e quella cretina si è messa in mezzo, ci ha tolto cinque punti."
"Merda...", sospira Theo. "Già comincia a scassare, quella, e siamo ancora ad Agosto..."
"Ti senti bene?" Avverto lo sguardo di Draco su di me, di nuovo, questa volta attento. "Mi sembri pallida..." I suoi occhi chiarissimi, grigi, glaciali, fissi sul mio volto...
"Un capogiro... tutto ok..."
Lui mugugna un: "...mmmh..." poco convinto, poi raccoglie la sua borsa e muove un paio di passi in direzione del dormitorio maschile. "Vieni con me?" chiede, senza guardarmi.
Do un'occhiata a Theodore e Traey poi, seguendolo, mi alzo. "Ci vediamo a cena, ragazzi, a dopo."
***
"Che hai?" Draco appoggia la borsa vicino al suo baule, mettendosi a sedere sul letto. "Sei strana oggi."
"Dimmi cosa ne pensi."
"Di cosa?"
"Di tutta questa situazione. Del... suo ritorno... di noi qui che dobbiamo..."
Sospira. Punta i gomiti contro le ginocchia e passa le mani sul volto, stancamente. "Cazzo, Pansy..."
"Non ho paura", ripeto, come fatto poco prima con Theodore. "Voglio solo capire se stiamo facendo la scelta giusta, Draco..."
"Abbiamo fatto una promessa." Lascia ricadere le mani tra le ginocchia dischiuse, guardandomi. "Ci siamo fatti fare un tatuaggio. E ora? Vuoi tirarti indietro?"
"Non ho detto questo..."
"Però l'hai pensato."
Muovo qualche passo per la stanza, respirando lentamente. "Ho solo bisogno di parlare, Draco. Possibilmente con te. Non mi fido degli altri, non mi fido a.... confidargli i miei pensieri."
Non lo sento mentre si alza. Le sue mani si stringono attorno alle mie braccia per poi scivolare in avanti, a cingere la mia vita. "È normale essere sotto pressione. Stiamo facendo qualcosa di importante, qualcosa che solo pochi potrebbero arrivare a capire. È assolutamente comprensibile sentirsi così... incerti..."
"Tu però non sembri così... non sembri preoccupato..."
"Forse sono solo più bravo di te a mentire, Pansy."
"Draco..."
"Sì?"
"Tu mi uccideresti...?"
Appoggia il mento alla mia spalla destra, sfiora il mio collo con un rapido bacio. "Sarò sempre pronto a difenderti, Pansy. Di questo non devi dubitare."
***
"Fate silenzio." Piton entra nell'aula con passo spedito, richiudendosi con uno schianto la porta alle spalle. "Ho detto silenzio, Potter, o devo farti un disegnino per aiutarti a comprendere?"
Kain, in piedi vicino alla scrivania dell'insegnante, sogghigna. Tutti ci voltiamo verso i Grifondoro mentre Hermione Granger, seduta accanto all'amico, gli cinge le spalle con un braccio e solleva l'altro verso l'alto.
"Professore..."
"Allora non ci siamo capiti." Piton porta una mano all'adunco naso, ne massaggia la radice tra le dita come avesse male alla testa. "Cinque punti in meno a Grifondoro per merito della tua lingua lunga, signorina Granger."
"Ma professore...", prova ad insistere lei.
"Ancora? Altri cinque punti, allora. E se apri di nuovo la bocca finisci in punizione."
Ridacchio dando di gomito a Sally, seduta di fianco a me.
Potter, bianco come un fantasma, si alza, fa per dire qualcosa, poi, tra gli stilli di Calì Patil e Lavanda Brown, perde i sensi finendo a terra.
"Silenzio, silenzio!" Con espressione severa, Piton abbandona la propria cattedra e richiama con un cenno della mano l'attenzione di Kain. "In infermeria. Vai a chiamare Madama Chips. Subito."
"Vado professore."
Ron Weasley, seduto al suo posto, osserva in silenzio la scena, il corpo dell'amico a terra ed Hermione Granger in procinto di piangere, o almeno così sembrerebbe.
"Ora sono guai...", mormoro tra me e me, scambiando uno sguardo con Sally. "Scopriranno ogni cosa..."
L'annuncio per l'adunanza arriva puntuale: il tatuaggio sul mio braccio comincia a bruciare ed il messaggio compare chiaro: appuntamento per stasera a casa di Malfoy. In piedi davanti allo specchio, alle prese con un leggero trucco estivo, ridacchio pensando: *Non ci credo, sono riusciti a convincerlo*, poi scendo in cucina dove trovo mamma e papà intenti a discutere dell'arrivo, previsto per non si sa quando, dei cugini da Durmstrang.
"Io stasera vado a dormire da Millicent", dico, scavalcando le loro voci. Non ho nessuna intenzione di andarci per davvero, probabilmente chiederò alla signora Malfoy se posso restare da loro, visto che la riunione si concluderà piuttosto tardi.
Verso del latte nel mio bicchiere e spilucco qualche pezzetto dalle frittelle che mamma mi ha messo nel piatto.
Cosa ne direbbero loro, i miei genitori, di tutto quello che stiamo facendo? Sarebbero orgogliosi di me o si preoccuperebbero per la mia incolumità? Forse entrambe le cose, ma penso di essere abbastanza grande per poter scegliere da sola la mia strada rischiandone anche le conseguenze.
***
Arrivo in anticipi, come mi fa notare Draco una volta aperto il pesante portone.
"Tua madre?" chiedo guardandomi in giro: tutto è immoto e silenzioso.
"Non c'è", risponde facendomi strada verso il salotto. "È andata a trovare non so quali parenti. Le stanno tutti con il fiato sul collo da quando mio padre è sparito."
"Non avete più avuto sue notizie?"
Siedo sul divano mentre lui si accomoda davanti a me, in poltrona.
"Sarebbe troppo rischioso mettersi in contatto con noi, il Ministero potrebbe localizzarlo."
"Mi spiace solo per tua madre, non deve essere facile..."
"È una donna forte. Sopravviverà."
Rosicchio un biscotto che Draco mi porge attendendo il tempo passi.
"Hai già parlato con Theo?"
"Gli ho accennato qualcosa."
"Abbiamo prove interessanti a favore della nostra tesi."
"Avete addirittura trovato delle prove?" fa lui alzando le sopracciglia. "State diventando delle giovani detective in gonnella."
"Ehi, non sfotterci, guarda che ci stiamo impegnando, soprattutto Sally Anne, per far luce su questo affare."
"Sì, non lo metto in dubbio, brave le nostre galoppine che fanno il lavoro sporco al posto dei maschietti."
Si alza quando ancora bussano alla porta: gli ospiti cominciano ad arrivare.
Theodore e Sally Anne entrano insieme nel grande salotto discutendo animatamente di qualcosa. Quasi all'unisono dicono: "Ciao Pans" e io rispondo loro con un sorriso, senza disturbarli.
Tiger e Goyle vanno subito a sedere sul divano allungando le mani sul vassoio di biscotti mentre Tracey, non appena mi vede, corre ad abbracciarmi.
Millicent e Daphne prendono posto su due diverse poltrone, Adrian poggia le spalle contro una parete e si osserva.
"Allora?" dice, infilando le mani in tasca. "Cominciamo?"
Theodore interrompe il dibattito con Sally e fa cenno agli altri di tacere. "Dunque", prende a dire, "molti di voi non sanno neppure perché sono stati convocati qui, quindi vediamo di chiarire. Draco mi ha accennato qualcosa circa dei sospetti che le ragazze avrebbero, quindi..." Si volta verso Sally. "Ci spieghi tutto tu, Sal?"
"Sì. perfetto", risponde lei facendo un passo avanti. "Il punto è questo: credo che Hermione Granger ci abbia fregati." Lentamente racconta la sua storia, i suoi dubbi, l'incantesimo fatto per individuare Hermione, poi conclude dicendo: "Ecco, insomma, questo è quanto. Non credo quella lettera fosse vera."
"E io ormai le ho risposto...", aggiunge Theodore.
"Questo ha poca importanza", mi intrometto io. "Lasciamole credere di averci in pugno, no? Probabilmente così facendo sottovaluterà le nostre prossime mosse."
"Il punto è un altro. Aspettate." Draco esce dal salone e per un po' ci lascia soli a perdere tempo. Ascolto il ruminare di Goyle mentre divora un biscotto dopo l'altro e accenno un sorriso a Tiger quando questo ricambia il mio sguardo. Draco ricompare con un grosso libro nero in mano e lo apre sul tavolo, lì dove tutti lo possono vedere. "Dalla libreria personale di mio padre", spiega, "ma tanto lui ora non c'è." Discende in verticale, con l'indice destro, fino a trovare un punto preciso della pagina. "Ecco", dice, "ricordavo di averne sentito parlare: le falle negli incantesimi di localizzazione." Ci mostra il punto in cui si parla della pozione localizzante. "Una pozione ad alto margine di errore che nella maggioranza dei casi non funziona come dovrebbe, limitandosi a mostrare spostamenti casuali della persona in questione anche durante lassi di tempo molto distanti l'uno dall'altro e non correlati tra loro. Inoltre", aggiunge continuando a leggere, "è facilmente manomettibile con un semplice controincantesimo."
"Che significa?" farfuglia Goyle.
Sally sbuffa con aria delusa mentre Theodore spiega: "Che, nonostante la data, potrebbe aver mischiato movimenti della Granger recenti ad altri dell'anno scorso, per dirne una."
"O, ancora peggio", gli fa eco Adrian, "che la Granger stessa potrebbe averci mostrato qualcosa di fittizio per depistarci ancora."
"Comincio davvero a non sopportarla più, quella lurida mezzosangue", fa Tracey incrociando le braccia sul petto.
Draco richiude il suo libro. "Non possiamo fidarci di quella pozione, in ogni caso, qui il rischio è alto."
"Cosa vogliamo fare?" domanda Millicent. "Sono stufa di inutili riunioni."
"Niente più perdite di tempo", la rassicura Draco. "Ora cominciamo a darci da fare."
Tracey si è trasferita da me per qualche giorno, dopo la tappa a casa sua. Sua madre la stava lentamente facendo impazzire, e poi abbiamo pensato che "infastidire" un po' le famiglie di entrambe fosse la scelta migliore.
Mamma la accoglie con gioia, le dice: "Siamo contenti di averti qui" e lei risponde un educato:
"Molte grazie dell'invito, signora Parkinson".
Scendiamo in giardino per discutere quella che è stata l'ultima lettera ricevuta da parte di Sally Anne.
"Tu sai come funziona il tatuaggio?"
Inconsciamente gratto il braccio con due dita, proprio nel punto in cui solitamente il tatuaggio compare. "No, non ne ho idea, ma è probabile lo sappia Draco."
"E quindi? Come lo contattiamo Malfoy, con un gufo?"
"Nah." Scaccio l'idea con un cenno della mano, picchiettando poi l'indice destro contro il tavolo. "Cosa ne dici, invece, di fare una capatina a casa sua? Ci facciamo accompagnare da mio padre. So dove abita, da piccola ci andavo spesso. Gli portiamo le lettere di Sally Anne, ne discutiamo con lui e gli diciamo di contattare con discrezione Theodore per riunire il gruppo di nuovo."
"Perfetto, Pans, perfetto", mi fa lei battendo un cinque. "Quando ci vogliamo andare?"
"Tra un paio di ore", rispondo, addocchiando il mio orologio. "Giusto il tempo che mio padre digerisca il pranzo, altrimenti diventa di un'acidità unica."
Alle cinque di sera, con il piacevole fresco che accompagna queste ore, veniamo scaricate di fronte all'imponente castello dei Malfoy. Mio padre ci accompagna alla porta, bussa un paio di volte con il pesante batacchio metallico che è assicurato all'enorme anta in legno ed attende che qualcuno apra. Passi delicati si avvertono al di là della porta prima che questa si apra e Narcissa Malfoy, in tutto il suo severo splendore, compaia davanti ai nostri occhi. Per un attimo pare sorpresa, gli occhi chiari si sgranano appena, ma un secondo dopo ha già assunto, di nuovo, quell'espressione perfetta e posata che splendidamente la caratterizza.
"Edward Parkinson, qual buon vento." Accenna un sorriso tirato, aprendo meglio il portone. "Sono secoli che non passi a trovarci o sbaglio?"
"Narcissa." Mio padre le sorride, china impercettibilmente il capo in un cenno di saluto. "Le ragazze", spiega indicando noi, "volevano fare visita a Draco, quindi ho pensato di accompagnarle. Disturbiamo?"
Sbircio la porzione di corridoio che si può vedere attraverso la porta di ingresso aperta. Non ricordavo fosse tutto così lussuoso, da queste parti. Da bambina, probabilmente, non facevo molto caso a queste cose.
Tracey si guarda attorno a sua volta, con tutta la curiosità di chi in un posto del genere non c'è mai stata.
"Disturbo? Nessun disturbo." La donna ci fa cenno di entrare, con un elegante movimento della mano. "Capitate a puntino, anzi: thé e biscotti vanno bene?"
Gli adulti ci danno quasi subito il permesso per allontanarci e io, facendo strada a Tracey, mi inerpico su per le scale che conducono ai piani superiori ed alla stanza di Draco, sperando non abbia cambiato posizione negli anni.
"Suo padre non c'è, vero?" mi chiede Tracey sottovoce.
Faccio di no con la testa rispondendo: "Per quello che ne so, è scappato da Azkaban insieme agli altri Mangiamorte, ma si staranno nascondendo da qualche parte..."
La camera di Draco è ancora lì dove la ricordavo, la porta è chiusa. Busso contro il legno con le nocche della mano, attendendo una risposta. Lui, dopo pochi secondi, dice solo: "Avanti" con fare abbastanza scocciato, quindi apro e faccio capolino dalla fessura formatasi, accennando un sorriso.
"Ehi... possiamo entrare? C'è Tracey con me."
Lui, seduto alla scrivania, ha una pergamena distesa davanti a sé, una piuma d'oca in mano ed un paio di libri scolastici aperti. "Tracey? Che ci fate voi due a casa mia?"
"Sì, grazie, anche a noi fa piacere rivederti", dico ironica entrando nella stanza, anche se il permesso effettivo per farlo non ce l'ha dato. È tutto così ordinato e splendente, qui intorno, da dare il voltastomaco.
Tracey entra alle mie spalle e richiude la porta. "Ciao Draco."
"Ciao." Lui torna a guardare me, sembra in attesa di spiegazioni. Con una mano richiude i libri e poggia su di essi la propria penna, impossibilitato a studiare ora che gli siamo piombate tra capo e collo.
"Già sotto con i compiti?" domando mettendomi a sedere sul letto. "Le vacanze sono appena cominciate."
"Pansy, ti prego", sbuffa lui con insofferenza, "disquisirei volentieri su quello che è meglio fare o non fare durante le vacanze, ma adesso vorrei sapere cosa ci fate voi due qui. Chi vi ha accompagnate?"
"Mio padre. È di sotto con tua madre."
"E perché, di grazia?"
"Dobbiamo parlarti di una cosa importante", si intromette Tracey. "Dai, Pans, tira fuori quella roba."
Draco, ancora seduto alla scrivania sebbene voltato con la sedia verso di noi, poggia il gomito destro sul pianale ed il volto contro il palmo della mano aperto, socchiudendo leggermente gli occhi. Non sembra propriamente interessato a quello che abbiamo da dire, forse lo abbiamo semplicemente preso in una brutta giornata.
"Ecco." Estraggo le due pergamene che Sally Anne mi ha inviato dalla borsetta e le porgo al ragazzo perché le controlli. "Queste ce le ha mandate Sally."
Draco me le sfila di mano, ne legge con attenzione prima una poi l'altra, corruga appena la fronte nel dire: "E questa si fida più di voi che non di me e Theo? Andiamo bene".
"Non ha tutti i torti a farlo", ribatto io riprendendomi indietro le pergamene. "Allora, cosa vogliamo fare?"
"Cosa vogliamo fare, cosa?" ripete Draco. "Sono vaneggiamenti. Figuratevi un po' se Theodore si fa infinocchiare così dalla Granger o chi per lei."
Guardo Tracey, sbuffando. "Te l'avevo detto che avrebbe risposto qualcosa del genere."
Lei sorride, poi sposta lo sguardo su Draco. "È una cosa seria. Comunque stiano i fatti, non possiamo rischiare. Hermione Granger è, a tutti gli effetti, una delle studentesse migliori della nostra scuola. Vuoi che mandi gufi del genere in giro per il mondo come nulla fosse? Allora tanto valeva mandarne uno anche a Theodore in persona, guarda."
Draco distoglie l'attenzione da noi, sembra meditare sulla cosa. Giocherella con un angolo del libro di Incantesimi, piegandone una delle prime pagine.
"Devi contattare Theo", riprendo dunque a dire io. "Digli che serve una seconda riunione, non spiegargli di cosa perché non sarebbe prudente..."
"Non mi serve sia tu a farmi lezioni sulla prudenza, Pansy."
"...e digli che sarebbe meglio fare tutto il prima possibile ed in un luogo che non desti sospetti. A casa di qualcuno, magari, dove non ci vedano altre persone."
"Qui sarebbe il posto ideale", azzarda Tracey, "è di molto fuori Londra."
"Qui?" Draco spalanca gli occhi, sembra sul punto di scoppiare a ridere. "Bah, sentite... restiamo d'accordo che io sento Theo, poi vedremo."
"E non mandarci gufi, per favore", puntualizzo, anche se non credo sia il caso di farlo, "non sono sicuri."
"Grazie per l'avvertimento, mammina, adesso mi sento più tranquillo."
Restiamo a battibeccare con lui ancora fino all'ora di cena, più che altro perché mio padre non sembra decidersi ad andare via. In auto, mentre ci allontaniamo verso casa, ci spiega: "Narcissa non sta bene. È una donna forte, fa di tutto per andare avanti a testa alta, ma si vede che ha un sacco di problemi ora che Lucius è disperso chissà dove".
Me ne resto in silenzio ad osservare il paesaggio che scorre fuori dal finestrino. Tracey, seduta sul sedile anteriore della vettura, risponde alle parole di mio padre e comincia a parlare con lui di genitori, figli ed altri argomenti del genere. Io riesco a pensare solo che ho già voglia di rivedere Draco, ed ho voglia di incontrarlo da sola.
Una volta a casa, mando un brevissimo gufo a Sally che recita soltanto:
"Abbiamo contattato Draco. La posta gufo non è prudente. Attendi notizie sul prossimo incontro.
Un abbraccio,
Pansy"
"Hai bisogno di un passaggio?"
Draco mi osserva rigirandosi tra le labbra un sigaretta spenta. La riunione è appena finita, siamo usciti dal fumoso pub in cui Theo ci aveva riuniti e lentamente i gruppetti cominciano a disperdersi in questa Londra ancora abbastanza movimentata, nonostante l'ora tarda.
Faccio di no con la testa indicando, poco più in là, Tracey e Adrian che stanno parlando tra loro, ridendo e sfiorandosi di tanto in tanto in quelli che dovrebbero essere gesti provocatori ma che in realtà lasciano sottintendere ben altro all'occhio di un osservatore attento. "Torno con Tra", rispondo. "Resto a dormire a casa sua."
Sally Anne passa alla mia destra. Ha l'aria pensierosa e tiene una mano vicino alle labbra, mordicchiandosi nervosamente un'unghia. Solleva lo sguardo quando nota me e Draco, accenna un sorriso ed un: "Buonanotte" per poi allontanarsi verso quella che è la propria direzione.
"Che starà architettando?" butta lì Draco. Fruga nella tasca dei pantaloni estraendone un accendino con cui poi accende la sigaretta. Aspira un po' di fumo, rilasciandolo lentamente dalle narici, e torna a guardare me riponendo l'accendino in tasca. "Sicura che non vuoi venire da me?" aggiunge ancora, ora in un palese invito. "I miei non avrebbero da dire. Abbiamo una camera per ospiti enorme. E ha un letto decisamente... comodo..." Soggnigna. Me ne accorgo anche così, con le ombre della notte che giocano a rincorrersi sul suo volto pallido ora che è fuori dalla portata del lampione.
Accenno a mia volta un sorrisino mentre, abbassando il capo, lo scuoto di nuovo. "No, davvero, non posso. Ho promesso a Tracey che sarei rimasta da lei per stasera. Magari ci mettiamo d'accordo per la prossima volta, ok? Tanto dovremo rivederci, l'ha detto anche Theo."
Come si suol dire, parli del diavolo e...
Theodore esce dal pub per ultimo, insieme a Daphne. Stanno discutendo animatamente di qualcosa, non riesco a capire cosa. Daphne mi scontra involontariamente con la spalla e si volta a chiedermi scusa, poi entrambi ci salutano e Theo aggiunge qualcosa riguardo quelli del Ministero che l'aspettano prima di filarsela alla grande insieme alla ragazza.
"Vedi?" fa Draco continuando a fumare. "Daphne non è scema come te."
"Sai che più cresci più il tuo carattere peggiora?"
Lui ride e tira su con il naso. Regge tra indice e medio la sigaretta e porta la stessa mano a sfiorare distrattamente il mento. "Sì, be', me lo dicono in molti ultimamente. Fa parte del mio fascino, no?"
Che adorabile bastardo...
Restiamo a chiacchierare ancora un po', quel tanto che basta per permettere a Tracey e Adrian di salutarsi decentemente - o qualunque altra cosa si stiano attardando a fare. Mi rendo conto di quanto Draco mi manchi ogni volta che siamo lontani, anche ora che le cose tra noi hanno assunto questa piega strana.
Piega strana...? Oddio, quando mai la nostra relazione è stata normale? Ci sono sempre stati un sacco di problemi in mezzo, per causa mia e per causa sua. Ora abbiamo solo spostato il tutto su un piano più fisico, meno platonico, "lasciando da parte le cazzate sentimentali" come spesso mi ricorda lui stesso.
Già, le cazzate sentimentali...
Tracey mi prende per un braccio e mi trascina via. "Andiamo, andiamo", dice allegramente facendo per imboccare un vicolo. "A piedi, ok? Tanto casa mia sta qui vicino." Prima che ce ne andiamo, si volta a salutare Draco con la mano. "Bye bye Malfoy, ci si vede al prossimo incontro!"
Io mi limito a sorridergli mentre lo osservo fermo nella medesima posizione, fuori dal cerchio di luce artificiale del lampione, con la destra portata alla bocca per infilare la sigaretta tra le labbra.
"Allora?" domando mentre procediamo lungo il vicolo alla volta di casa Davies. "Come è andata con Adrian?"
"Con Adrian cosa?" Tracey strattona appena il mio braccio ridacchiando. "Scema, guarda che non stavamo mica facendo niente!"
"Se se, ho visto come non facevate niente!" Allungo una mano e tocco la spalla di lei fintando una spinta, così come ho visto fare proprio a Pucey pochi minuti fa. "Quello lo chiami niente? Non vedeva l'ora di metterti le mani addosso!"
Tracey ride più forte, cercando di scostarsi quando faccio per toccarla. "Ma smettila, Pan, tu hai bevuto troppo stasera!"
Ci lasciamo alle spalle il vicolo buio, imboccandone un altro che conduce verso casa sua. Siamo ancora lontane un paio di chilometri ma finiamo per percorrerli in un baleno, ridendo ed addocchiando le persone che incontriamo lungo la strada, continuando a discutere del nostro argomento preferito: la razza maschile e la sua infinità stupidità.
***
Quando ricevo il gufo da parte di Sally Anne, casco un po' dalle nuvole.
Sono seduta al tavolo della cucina per la colazione, papà legge il giornale e mamma si affaccenda ai fornelli. Il gufo di casa plana attraverso la finestra aperta e si ferma sul tavolo, a pochi passi da me, depositando la posta del giorno vicino ai nostri piatti. La prende papà, scartabellandola rapidamente come al solito, poi allunga una busta una verso di me e dice: "Ti ha scritto una tua amica".
Mando giù un pezzo di frittella biascicando, ancora con la bocca piena: "Cosa...?" poi la prendo e me la rigiro tra le mani, cercando il nome del mittente: Sally Anne Perks, scritto nella sua riconoscibilissima grafia.
Finisco di mangiare prima di spostarmi in camera mia per leggerla. Scorro lo sguardo sulle righe fitte fitte che ha vergato e mi ritrovo a pensare, con il foglio di pergamena tra le mani, che non ha assolutamente torto, i suoi dubbi sono fondati. D'altra parte, seppure in maniera fugace e distolti poi dalla presenza di Draco, gli stessi pensieri mi sono ritrovata a formularli anche io...
Vedo che la stessa lettera è stata indirizzata anche alle altre nostre compagne quindi, sedendo alla scrivania, prendo carta e piuma d'oca e comincio a buttare rapidamente giù la mia risposta.
"Cara Sally Anne,
io sono perfettamente d'accordo con te. Fare discorsi simili a Draco è come buttarsi nella fossa dei serpenti, sicuramente comincerebbe a dire che non abbiamo il fegato per portare avanti i nostri piani e stupidate varie, ma hai ragione: non possiamo rischiare sia una trappola, sinceramente da Potter e amici mi aspetto questo ed altro. Quindi, cosa vogliamo fare? Indiciamo una seconda riunione? O vogliamo incontrarci prima tra di noi, per discuterne?
Se davvero la lettera che ha trovato Theo è autentica, ribadisco che la posta via gufo non è sicura. Cerchiamo di essere cauti, non vorrei mai che qualcosa di nostro finisse in mano alla Mezzosangue.
Se vuoi discutere direttamente del problema con Theo alla prossima riunione, per me non ci sono problemi, possiamo aspettare il suo segnale.
A presto,
Pansy"
Ho inviato il tutto in mattinata, sempre tramite il fidato gufo di famiglia. Speriamo giunga a destinazione, tutta questa storia comincia a logorarmi i nervi...
Prendo con me soltanto una borsa, non ho bisogno di molto. Vi infilo all'interno qualche vestito di ricambio, per il giorno dell'incontro, e pochi altri oggetti utili, bacchetta magica compresa.
Mamma mi osserva, in piedi nel corridoio, tenendo la propria, di bacchetta, puntata contro uno spolverino che incessantemente si muove, ripulendo uno dei mobili in legno di noce.
"Dove vai?"
Alzo lo sguardo verso di lei accennando un sorriso mentre richiudo la borsa. "A casa di Tracey. Posso?"
Non le avevo ancora detto niente.
"Tracey Davies?"
"Certo, ma', quante altre Tracey conosco secondo te?" Appoggio la borsa sulla scrivania, spaziando la stanza con lo sguardo per controllare di non aver dimenticato nulla.
"Va bene, non ci sono problemi. Quando ci devi andare?"
"Stasera. Dormo da lei, domani ci incontriamo con i nostri compagni e passiamo la giornata insieme", butto lì improvvisando, non potendole dire cosa realmente faremo. "Penso di tornare domani sera o il giorno ancora dopo. Dipende da come si mettono le cose."
Lei torna a concentrarsi sulle sue pulizie, annuendo. "D'accordo. Devo dire a tuo padre di darti un passaggio?"
"No, non serve. Ho già avvisato Tracey che prenderò una passaporta verso le quattro. Mi dovrei ritrovare a pochi chilometri da casa sua, mi verrà a prendere lei."
Finalmente ci ritroveremo. Non è passato poi molto da quando le vacanze estive sono cominciate ma, sinceramente, sentivo la mancanza dei miei compagni di casa ed avevo una gran voglia di darmi da fare per il nostro progetto.
Cosa succederà domani?
Non ne ho idea. Theo dovrebbe farsi vedere, finalmente, e forse si deciderà a raccontarci quello che gli è successo in questo periodo, dove è stato e cosa ha fatto.
Draco...
Draco non l'ho più sentito. Si presenterà? Credo di sì. Il messaggio sicuramente l'ha ricevuto, lui come tutti gli altri compagni, quindi immagino non possa fare a meno di venire. E poi... sarà un'occasione aggiuntiva per vedere me, no? Illudiamoci si presenti almeno per questo. Io ho voglia di rivedere lui, decisamente...
***
Alle quattro precise mi ritrovo davanti alla mia passaporta: una vecchia lente d'ingrandimento rotta depositata ai margini della strada, vicino ad un cassonetto della spazzatura. Ho la borsa a tracolla, non ho dimenticato niente; allungo la destra e tocco il manico della lente, avvertendo la consueta sensazione di risucchio che le passaporte sempre provocano. Chiudo gli occhi mentre, da un istante all'altro, vengo trasportata nei pressi della casa di Tracey Davies. Lei, come da promessa, sta giusto arrivando lungo la strada e, non appena mi vede, si mette a correre per raggiungermi, abbracciandomi subito dopo.
"Pans! Scusa il ritardo, mia madre non mi voleva far uscire di casa se prima non riordinavo la stanza!"
Sorrido ricambiando il suo abbraccio prima di staccarmi da lei, seguendola lungo la strada del ritorno. "Le mamme sono tutte uguali, anche la mia esce di testa quando abbiamo ospiti."
"Allora...", il tono di Tracey si fa più basso, confabulatorio, mentre dice: "...pronta per domani?"
"Pronta", confermo annuendo. "Un po' agitata, ma pronta..."
"Sarà una serata memorabile! Finalmente cominceremo a fare qualcosa di concreto per Lui. Ho visto Adrian, sai? Lui dice che..."
"Adrian? Pucey, intendi?"
"Sì, Pucey. Lui dice..."
"No, no, aspetta un attimo!" la interrompo ancora sogghignando. "Tu e Pucey vi siete visti? Ora? Durante le vacanze?"
"Be', sì..."
"E tu non stai più con Kain, giusto?" chiedo, ricordando ciò che mi ha scritto nel suo ultimo gufo. "Cos'è questa storia, Tra? Non è che tra te e Adrian..."
"Ah! Ma Pans che dici?!" strilla lei ridacchiando con aria imbarazzata, la tipica aria di chi viene colto in fraganza di qualche reato. "No no... siamo... amici, credo... solo amici..." Non sembra per nulla convinta di quelle parole ma evito di farglielo notare, limitandomi a sorridere seraficamente.
Sì, sì, solo amici... questi due non me la raccontano giusta... nell'ultimo periodo, poi, anche a scuola stavano sempre appiccicati...
Finalmente raggiungiamo la casa di Tracey. Attraversiamo il grande giardino, molto simile a quello della mia casa nonostante vi cresca un tipo di vegetazione diversa, ed entriamo nell'ampio soggiorno. Suo padre non sembra essere in casa, forse si trova ancora al lavoro; la madre, invece, si aggira per la cucina, la intravedo attraverso la porta aperta: sul tavolo, preparato forse per noi, un vassoio con té e pasticcini appena sfornati.
"Eccovi", dice gentilmente venendoci incontro, una volta che siamo dentro. "Pansy, quanto tempo, come sei diventata grande..."
Ricordo di aver visto per la prima volta la signora Davies quando ancora stavo al primo anno e Tracey, per le vacanze natalizie, mi aveva invitata a casa sua. Non l'avevo più incrociata negli anni seguenti, anche perché a King's Cross viene sempre il signor Davies a recuperare la figlia.
Le sorrido educatamente e rispondo: "Buonasera signora Davies, è un piacere rivederla". Lascio che mi osservi come ogni mamma è solita fare con le amiche della figlia, elargendo complimenti più o meno sentiti, poi Tracey sbuffa e dice:
"Ma', basta, le stai facendo una radiografia? Dai, noi saliamo in camera nostra che abbiamo da fare. Ce la porti su la merenda?"
"Andate, andate, piccole megere, così giovani e già così impertinenti!" dice la donna in tono scherzoso mentre noi, ridendo, ci avviamo per le scale.
Tracey chiude la porta alle nostre spalle. "Mia madre è un'arpia! Farebbe qualunque cosa pur di infilarsi negli affari nostri, sono certa che tra poco si apposterà qui fuori per ascoltare."
"Ma dai, non esagerare..." Appoggio la borsa sul letto mettendomi poi a sedere. "Che bella casa tua, non la ricordavo così grande."
"Lascia stare casa mia", risponde lei con un cenno vago della destra. "Cosa ne dici di fare una capatina via camino a casa di Millicent? Così le ricordiamo di domani!"
"Perfetto, andiamo."
Ormai solo poche ore ci distanziamo dal raduno... mi sento in fibrillazione. Qualcosa mi dice che non riuscirò a chiudere occhio stanotte.
Ci hanno lasciati soli in questo vuoto scompartimento.
Draco, seduto di fronte a me, osserva il paesaggio scorrere oltre il finestrino alla sua destra mentre io osservo le sue scarpe senza riuscire a trovare nulla di interessante da dire.
"Cosa hai intenzione di fare quest'estate?"
Risollevo lo sguardo, osservando il suo profilo. "Perché?"
"Perché pensavo potremmo vederci ogni tanto, per portare avanti quel progetto." Si volta, mantenendo il mento poggiato al palmo aperto della mano. "Tre mesi senza compagni tra i piedi, dovremmo approfittarne."
Mi sistemo appena meglio sul sedile, gettando un'occhiata alla porta chiusa dello scompartimento. "Posso provare a liberarmi, quando necessario. Non so cosa vogliano fare i miei."
Draco mugola un: "Mmmh..." riportando lo sguardo sull'esterno.
"E Theo?"
"Theo cosa?"
"Non dovremmo... non so, cercarlo magari?"
"Theodore è grande e vaccinato, Pansy, sicuramente sa badare a se stesso. Cos'è tutto questo interesse per Nott, eh? Adesso hai perso la testa per lui?"
"Ma non dire cazzate", sbuffo, socchiudendo gli occhi. "Solo che dovremmo avvisarlo di ciò che facciamo."
"In un modo o nell'altro faremo", conclude. "Pensarci ora è perfettamente inutile, nemmeno sappiamo dove si trovi."
La porta si apre e Tiger, in compagnia di Goyle, fa il suo ingresso all'interno dello scompartimento.
"Possiamo..."
Non ha ancora finito di parlare che Draco, squadrando entrambi gelidamente, dice: "Fuori dalle palle. Tutti e due".
Tiger e Goyle si guardano per un istante poi, stringendosi nelle spalle, tornano sui loro passi e si allontanano.
"Perché li hai mandati via?" domando, quando la calma torna a regnare. "Qui c'è un sacco di spazio."
"Non li voglio tra i piedi", risponde con semplicità.
"Certo che sei stronzo forte quando vuoi..."
"Faccio del mio meglio per non deludere le tue aspettative."
Non ho voglia di discutere con lui. Non ho voglia di discutere punto e basta. Fa caldo, la scuola è finita, King's Cross dista solo un paio di ore. Ho voglia di rivedere i miei e tornare a casa, staccare almeno per qualche giorno da Draco e dal morboso rapporto che ci lega. Poi sarò pronta per ricominciare, lo prometto, ma almeno una piccola pausa mi serve.
***
La madre di Draco lo attende in piedi sulla banchina. È così severe nel suo elegante completo grigio perla, con i capelli chiarissimi stretti in una rigida crocchia sulla sommità del capo.
Lui scende dal vagone portando con sé il proprio baule.
"Allora, ti faccio sapere per quest'estate, ok?" mi dice.
Annuisce, rispondendo: "Va bene, poi ci sentiamo" e lo guardo andare via, mischiandosi alla folla.
Mamma e papà mi aspettano fuori dalla stazione. Dopo aver incantato il mio baulo, zigzago tra i presenti salutando ogni tanto qualche compagno, lanciando occhiate fredde ad altri, e raggiungo a mia volta l'uscita.
Mamma mi abbraccia debolmente non appena mi vede mentre papà sorride, l'immancabile sigaro tra le labbra.
"Eccola qui la nostra bambina", dice.
Rispondo gentilmente che: "Ormai non sono più una bambina" e lascio carichi la mia roba in macchina prima di accomodarmi sul sedile posteriore.
"È andato tutto bene, sì?" chiede mamma, con tutta l'aria di chi si senta in dovere di porre una domanda simile.
Io mi stringo nelle spalle e rispondo solo: "Come al solito".
Lei insiste, chiedendo se le ultime lezioni sono state pesanti, se il viaggio in treno è andato bene, poi finalmente arriva a chiedere ciò che realmente le premeva sapere: "Come vanno le cose con il ragazzo Malfoy?"
"Male", dico senza guardarla, la fronte poggiata al finestrino di destra e gli occhi chiusi.
Non vanno davvero poi così male le cose, ma come spiegare loro l'attuale situazione? 'Sai mamma, Draco viene a letto con me ma non mi ama, non credo mi abbia mai amata. E io ho sedici anni ma mi piego a tutto questo, perché senza di lui non so starci'. Sì... ridicolo.
Papà mi lancia uno sguardo attraverso lo specchietto retrovisore, guidando verso il centro di Londra.
"Siete ancora fidanzati?"
"Non lo siamo mai stati."
"Ma... l'anno scorso..."
"Mamma. Che importanza può mai avere?"
Lei tace per un istante, poi imperterrita aggiunge: "Magari dovresti invitare da noi qualche volta, con la sua famiglia. È da molto che non li vediamo".
La sua famiglia.
Suo padre.
"Avete la 'Gazzetta del Profeta'?"
"A casa", risponde papà.
Chissà se ci troverò scritto qualcosa di interessante...
***
Mi chiudo in camera mia con l'ultima copia del quotidiano tra le mani; il baule, ancora chiuso, è poggiato sul pavimento ligneo, al centro della stanza, ed i miei sono rimasti di sotto ad occuparsi della cena.
"Quest'estate verranno Annika e Taylor", mi ha informata mamma mentre correvo su per le scale. "Forse ci sarà anche Yevkine, la ragazza di Tay. Magari scrivi loro un gufo, appena hai tempo!"
Sì, certo, ci mancavano solo i miei cugini a rompere! Perché non se li tengono a Durmstrang vita natural durante?!
La notizia che cercavo la trovo subito, lì schiaffata in prima pagina. Quasi in concomitanza con il termine della lettura, il tatuaggio sul mio braccio prende a bruciare e, scostando la manica della camicetta, lo vedo farsi via via sempre più chiaro sulla pelle.
Ci stanno chiamando... finalmente le cose cominciano ad ingranare.
Ci sono volte in cui, sinceramente, Laura Madley e le sue amichette mi fanno un po’ pena... sembrano non avere mai nulla di interessante da fare e, per ogni sciocchezza, saltano su come cani rabbiosi...
“Secondo te, hanno qualche problema mentale?” chiedo a Draco, assolutamente seria, rosicchiando un bastoncino alla fragola regalatomi da Tiger mentre ce ne stiamo seduti nella nostra sala comune.
“O sono costantemente mestruate” risponde lui, sorridendo impercettibilmente, “o, sì, hanno decisamente qualcosa che non va.”
Voltato sul lato sinistro, una gamba ripiegata sotto al corpo, Draco tiene il capo reclinato contro la spalliera del divano, osservandomi.
Per un po’ continuo a succhiare il mio bastoncino in silenzio, poi, agitandolo distrattamente a mezz’aria, riprendo a dire: “D’altra parte, bisogna compatirle, poverine. Non hanno uno straccio di fidanzato, pochi amici, e la Madley, poi, ce l’ha con noi perché Theo l’ha scaricata, è risaputo, quindi...”
“A proposito, ma Theo che fine ha fatto?”
Riportando il bastoncino alle labbra, sollevo un poco le sopracciglia, perplessa. “In che senso?”
“Pansy, ma dormi?” replica lui acidamente, poggiando entrambe le spalle contro lo schienale del divano, divaricando leggermente le gambe avanti a sé. “Non hai notato che non c’è stato a lezione, negli ultimi giorni?”
Sinceramente non ci avevo proprio fatto caso. Presa come sono da questa novità, il fatto che Draco sia tornato a considerarmi e tutto il resto, non è che mi sia rimasto poi molto tempo per farmi anche gli affari degli altri.
“Non è a scuola” si intromette Adrian, seduto ad un tavolo poco distante da noi. Tiene il capo basso, lo sguardo fisso ad un pesante librone di scuola dalle pagine ingiallite. La mano destra, il cui gomito poggia contro il pianale del tavolo, sorregge il capo mentre la sinistra giocherella con una penna d’oca, facendola vibrare tra le affusolate dita. Adrian, alzando lo sguardo, si volta verso di noi. “Parlavate di Nott, no?”
Spostando gli occhi in sua direzione, Draco annuisce una sola volta. “Proprio di lui.”
“Come sarebbe che non è a scuola?” domando io, sporgendomi appena di lato per vedere meglio Pucey. “Dove è andato?”
Adrian scuote le spalle, osservandomi un istante prima di tornare a concentrarsi sul proprio libro. “Non ne ho idea. Ho visto che qualche giorno fa... Martedì, forse... sono venuti a prenderlo e lo hanno portato via.”
“Oh mio Dio...” esclamo senza nemmeno rendermene conto, già in preda al panico. “Lo avranno...” mi blocco prima di finire la frase, rendendomi conto che, attorno a noi, ci sono troppe orecchie indiscrete. Poggiando la mano destra contro il divano, mi piego con il busto in direzione di Draco, avvicinandomi al suo orecchio per mormorare: “...arrestato?”
Lui ruota lo sguardo su di me, inarcando il sopracciglio destro. Mi osserva, cercando di capire se io sia seria o meno, poi scoppia a ridere, alzando una mano per darmi un colpetto sulla fronte, con un dito. “Pansy, riprenditi, che cavolo ti succede oggi? Mestruata anche tu? Dici più cretinate del solito, sai?”
Qualcuno, tra i compagni, si volta ad osservarci. Mentre ancora Draco ride, mi tiro indietro e porto la destra alla fronte, massaggiando distrattamente il punto colpito. Aggrotto le sopracciglia scure, continuando a fissare Malfoy, il bastoncino zuccherato sempre sorretto tra le dita della mano sinistra, che avverto ora vagamente appicciose.
“Ah, che cavolo...” borbotto, alzandomi, andandolo a gettare nella spazzatura. “Maledizione a Tiger e alle sue schifezze, mi sento piena di zucchero fino alla punta dei capelli!” Storco il naso, avvicinando le dita alle labbra per succhiarle. Gli occhi di Draco, chiari ed impenetrabili, sono ancora fissi su di me e seguono senza particolare interesse ogni mio movimento. Svaccato sul divano, in posizione comoda, porta le mani ad affondare nelle tasche dei pantaloni e piega il capo verso la spalla sinistra, trattenendo brevemente il labbro inferiore tra i denti. “Comunque ero seria” riprendo a dire, distogliendo l’attenzione, succhiando ancora le dita incriminate prima di sfilare, con la mano opposta, un fazzolettino da una tasca della gonna, usandolo per ultimare di ripulirmi. “Potrebbero aver scoperto... quella cosa che tu sai...” dico, dimentica dell’incantesimo fatto da Jared per proteggere il nostro segreto. “Pensa se lo avessero portato ad Azk...”
“Sei sempre stata paranoica” conclude lui, sfilando le mani dalle tasche. Poggia i palmi sul sedile del divano e, con una leggerissima spinta, si tira in piedi, unendo poi entrambe le mani davanti a sé per farne scrocchiare le dita, sonoramente. “Vieni con me?”
Gettando via anche il fazzolettino di carta, domando: “Dove?”
Ma lui, senza rispondere, cenna con il capo in direzione della porta che conduce fuori dalla sala comune.
Mi guardo attorno, in cerca di motivi validi per non accettare l’invito, ma senza riuscire a trovarne nessuno. Qui è una noia mortale: Adrian è tutto preso dallo studio di non-so-cosa, i ragazzini più piccoli discutono di Quidditch tirandosi pallina di carta dopo averle disgustosamente succhiate ed infilate dentro cerbottane di fortuna, mentre Daphne, in disparte assieme a Tracey, discute di qualcosa con apparente serietà. Millicent non si sa dove sia, ma immagino possa trovarsi in compagni di Tiger, Goyle e della marea di dolcetti che i due hanno ricevuto da casa proprio oggi, mentre Sally Anne, da quando si è fidanzata con quel Corvonero dell’ultimo anno, ha praticamente smesso di frequentare tutte noi, credendosi in qualche modo superiore.
“Ok, andiamo” concludo alla fine, avviandomi alle sue spalle verso l’uscita.
“Mica ti mangio” dice, avendo probabilmente notato la mia incertezza.
Io sbuffo, unendo le mani dietro la schiena mentre cammino. “Scemo. Non era per quello. Stavo pensando a delle cose.”
“Preoccupata?”
“Come sempre. L’hai detto tu che sono paranoica, no?”
Lo sento ridere appena. Solleva la mano destra, portandola a massaggiare il retro del collo mentre attraversiamo il lungo corridoio di pietra. “Vero. Lo sei.”
Entriamo in una delle aule, completamente deserta a quest’ora. Draco richiude la porta alle mie spalle, dicendo semplicemente: “Così possiamo starcene un po’ in pace” mentre io attraverso la stanza, zigzagando tra alambicchi vari per la creazione di pozioni. Raggiunta la cattedra, mi ci siedo sopra ed appoggio le mani a lato del mio corpo, incrociando le caviglie tra loro prima di prendere a dondolarle piano, cozzando ogni tanto la parete lignea con il retro delle scarpe.
“Se Piton ci trova qui, ci ammazza” gli faccio notare, mentre mi si fa nuovamente vicino.
“Se Piton ci trova qui” mi corregge lui, fermandosi di fronte a me “non dirà né ‘ah’ né ‘bah’, perché io mi chiamo Malfoy.”
Socchiudo impercettibilmente gli occhi, sorridendo. “Giusto... me ne ero quasi dimenticata...”
Lui abbassa un istante lo sguardo, le braccia allargate e le mani poggiate sulla scrivania a poca distanza dalle mie. È alto, Draco, ed io mi sento come una bambina in balia del lupo cattivo ora che siamo soli e, ancora una volta, così vicini.
Che senso ha questa strana sensazione di disagio? Quante volte ci siamo già trovati in situazioni simili, da quando ci troviamo ad Hogwarts? E quante volte, anche prima di arrivare qui, abbiamo giocato soli nel cortile di casa sua, ingigantendo lombrichi con le bacchette magiche rubate ai nostri genitori mentre conversavano amabilmente davanti ai loro té?
Eppure ora sembra tutto diverso. Eppure tutto il tempo trascorso lontani l’uno dall’altro sembra averci separato o, per lo meno, sembra aver marcato a fondo me, che ora avverto la sua presenza come strana, pericolosa, sicuramente non affidabile.
“Perché non parliamo di cose serie?” dice infine rialzando lo sguardo, fissandomi negli occhi con serietà.
“Lo stavamo facendo...” ribatto stupidamente, con il solo intento di spostare altrove il discorso.
Non voglio parlare di noi, Draco, se è questo che intendi. Non voglio parlare di noi, di quello che c’è stato, di quello che potrebbe esserci, o di qualunque altra cosa passi per il tuo cervello adesso, mentre mi fissi con i tuoi splendidi occhi chiari e sposti impercettibilmente le mani per fingere casualità nello sfiorare le mie.
“No, non lo stavamo facendo. Nott non è un argomento serio di discussione. E nemmeno Piton lo è.”
“Se Nott, però, fosse finito ad Azkaban...” azzardo.
“Se Nott fosse finito ad Azkaban non me ne fregherebbe niente. Fino a quando non ci finisco io...” scrolla le spalle, disinsteressato, muovendo ancora di poco la mano destra, che va ora a coprire la mia mancina. Giocherella con le mie dita, osservandole prima di tornare a concentrarsi sul mio volto. “Perché fai così?”
“Così come?”
“Come se ti desse fastidio la mia vicinanza.”
Respiro profondamente, sfilando la mano da sotto la sua. Con circospezione disaccallo le caviglie e scivolo giù dalla scrivania, ritrovandomi ad un palmo dal suo corpo. Lui raddrizza la schiena a propria volta, toglie le mani dal pianale del tavolo, ma non accenna a spostarsi, restandomi fermo di fronte.
“Allora?” chiede ancora, allungando le braccia per sfiorare le mie, stringendole piano all’altezza dei gomiti. “Vuoi che smetta?”
Sposto lo sguardo lateralmente, serrando le mani a pugno, rilassandole subito dopo quando, con un sospiro, scuoto il capo e rispondo: “No... non mi dai fastidio... solo che non capisco...”
Lui sorride, per nulla turbato dalla cosa. Lascia che la mano destra scivoli dal mio braccio sinistro al corrispondente fianco e, delicatamente, porta le lunghe dita a contatto con la mia schiena, carezzandola dolcemente mentre inclina il capo da una parte e avvicina le labbra al mio collo.
“Non ti interessa, vero?”
Mugola qualcosa senza in realtà dire niente. Bacia il mio collo, facendomi socchiudere gli occhi e sospirare ancora, lo accarezza con le labbra risalendo verso l’orecchio destro.
“Non hai intenzione di tornare con me, giusto?” chiedo pianissimo, pentendomi subito di averlo fatto.
Se ora dicesse che ho ragione... se ora confermasse di non volerlo fare... il piccolo castello di sogni che ho eretto nelle ultime settimane si sgretolerebbe di fronte a me come neve al sole...
Non voglio che succeda.
Non voglio,
non voglio,
non voglio.
“Perché non la pianti con queste cazzate?” mormora soltanto lui, di rimando, respirando vicino al mio orecchio. “Sei troppo tesa, Pansy, troppo tesa, lo sei sempre. Lasciati andare e cerca di non pensare ad altro, ok?”
Le sue labbra, ancora una volta, vengono a contatto con le mie. Mi bacia, ed il gesto è inaspettatamente delicato rispetto a come ero abituata. Porto le braccia attorno al suo collo, stringendolo piano a me, poggiandomi contro la scrivania alle mie spalle mentre le dita di lui, insinuandosi al di sotto della camicetta leggera, sfiorano la mia pelle e la graffiano piano.
Al diavolo tutti quanti... al diavolo la Madley, Piton, Nott, il raziocinio ed i sogni infranti...
In questo istante Draco è mio.
In questo istante Draco è di nuovo mio.
Non c’è altro che abbia importanza, davvero. Nient’altro.
Sembra che Silente abbia parlato a Draco del padre, l'altro giorno nel suo ufficio. Una volta uscito da lì, Draco non ha voluto dirmi praticamente nulla a riguardo: mi ha presa per mano e mi ha portata via, nei sotterranei. L'espressione del volto era dura, nonostante cercasse di dissimulare la cosa. Temo sia veramente preoccupato...
"Sabato saremo ad Hogsmeade" mi ha detto Theodore stamattina, poco prima che scendessimo in Sala Grande per la colazione. "Alla prima traversa di Nocturne Alley c'è un piccolo pub che non viene mai frequentato dagli studenti, ci riuniremo lì."
"Ok. Devo passare parola a qualcuno?"
"Draco, Daphne, Millicent e Tracey credo lo sappiano, vedi se è così anche per gli altri del sesto. Io parlerò con i ragazzi più grandi oggi, in giornata."
"Va bene."
La cose stanno procedendo lisce come olio, per noi Serpeverde. L'unico intoppo, finora, è stato l'aver trovato quelle due nei nostri sotterranei - è abbastanza strano che studenti di altre case, soprattutto se non Prefetti, si spingano fino a qui, ma, alla fine, dovevano davvero riportare un messaggio da parte del Preside, quindi forse non c'è da preoccuparsi - anche se durante l'ultima riunione la questione è stata comunque sollevata.
"Erano qui" ha cominciato a dire Draco, una volta che tutti i presenti erano stati riuniti. "Madley e Steeval, all'imboccatura dei nostri sotterranei."
Theo, sentendo nominare Laura, ha roteato gli occhi con aria annoiata. "E che volevano?"
"A detta loro, solo riportami un messaggio da parte della McGranitt."
"E a detta vostra?"
"Spiare" ho risposto io. Me ne stavo seduta su di un vecchio baule polveroso, alla destra di Draco. "Dai, Theo, tu quante altre studentesse vedi aggirarsi qui sotto indisturbate?"
"Ok, ok, vi credo sulla parola, cercheremo di prendere precauzioni."
Allora ho consigliato: "Forse dovremmo parlarne con Piton. Dirgli di tenere lontani dai sotterranei gli scocciatori o qualcosa del genere. Potremmo inventare qualche storiella, magari dire che Potter era qui con i suoi amichetti a cercare informazioni sul prossimo scontro di Quidditch, contro i Serpeverde e...", mi sono stretta nelle spalle, concludendo semplicemente con un: "...sai anche tu quanto odia Potter".
Ma, subito, Theodore ha fatto di no con la testa. "Niente professori nel mezzo. È una cosa troppo azzardata. Piton potrebbe sospettare qualcosa e nessuno di noi ha la certezza sia dalla nostra parte." Ci ha pensato su un attimo, spaziando con lo sguardo tra i presenti, poi ha aggiunto: "Un incantesimo. Ci vuole qualcosa di molto potente, che nasconda il nostro rifugio agli altri. Un po' come l'incantesimo respingi babbano che vige su Hogwarts, capito?"
"E, possibilmente" gli ha fatto eco Draco, "ci vorrebbe anche qualcosa a proteggere i nostri discorsi, in caso un esterno ascolti. Avete presente? Tipo che se noi parliamo del Signore Oscuro, gli altri, invece, sentono discorsi sul Quidditch."
Theo ha annuito. "Io, però, non conosco nulla del genere."
"Oh" è saltato su Jared, fino a quel momento rimasto in silenzio con i compagni del settimo anno, "qualcosa esiste sicuramente, sono tutti mezzucci che gli stregoni oscuri usano per proteggere i loro affari. Il punto sta nel trovare le giuste formule."
"E tu sai dove trovarle?" ha chiesto Nott.
Jared ha sorriso, portando la destra al di sotto del mantello. Ha tratto fuori una carta nera, con un simbolo di divieto sopra ed, in bianco, alcune parole tracciate in elegante grafia goticheggiante. "Un pass" ha spiegato. "Per la sezione proibita della biblioteca. Sto preparando un approfondimento in vista dei M.A.G.O. e questo mi è stato rilasciato da Piton in persona."
"Perfetto!" ha esclamato Theo, sogghignando. "Allora non ci sono problemi, occupati tu della cosa, Jar."
Giusto ieri Jared ha provveduto a mettere in atto l'incantesimo e tutto sembra funzionare bene. Lo abbiamo testato io e Millicent su una coppia di studento Serpeverde del primo anno, parlando del Signore Oscuro proprio vicino a loro. Quelli, drizzante le orecchie, si sono subito avvicinati dicendo: "Stracceremo i Grifondoro, vero?, alla prossima partita!"
Jared McGrath mi è comparso davanti mentre, per la decisima volta quello stesso pomeriggio, stavo cercando di aiutare Malcom Baddock a memorizzare le date relative alla rivolta del Piccolo Popolo che il professor Ruf aveva affidato alla sua classe da studiare. Jared, che sta al settimo anno, mi ha rivolto un sorriso smagliante, poggiandosi con entrambe le mani al tavolo: "Stasera sei impegnata con me, Pansy, non te lo dimenticare". Lì per lì, sono caduta dalle nuvole. Impegnata con lui? Io e Jared? Io e Jared McGrath del settimo anno? E quando mi avrebbe chiesto di uscire? Dove saremmo andati? Come mi sarei dovuta vestire? Poi, mentre Malcom già ridacchiava fingendosi intento a rileggere i propri appunti, una lampadina mi si è accesa nella mente ed ho fatto due più due: Jared. Serpeverde Purosangue. Oggi, vale a dire Sabato: riunione dei Serpeverde per discutere della nostra nuovo presa di posizione. Tutto chiaro.
"Ci sarai, vero?"
Ho annuito, in risposta, fulminando Malcom con lo sguardo. "Certo. A dopo."
Delusa?
Forse un pochino. Jared è un bel ragazzo, insomma... molte delle mie compagne vorrebbero uscire con lui e... niente. Lasciamo perdere.
Malcom, comunque, ha cominciato a stressarmi. "Dov'è che vai, stasera?"
"Non sono affari tuoi."
"Ti vedi con Jared?"
"No."
"Ma l'ha appena detto lui!"
"Sì, ma non intendeva quello che pensi tu."
"Anche perché credevo ti piacesse Draco..."
"Malcom!"
Alla fine me ne sono dovuta andare. Che si faccia aiutare da qualcun altro, con i compiti. Più pettegolo di una ragazza, quello...
Era già notte inoltrata quando, con le mie compagne, sono scesa per raggiungere gli altri nella nostra sala comune. Furtivi e silenziosi, ci siamo riuniti al centro della sala mentre Theo controllava ci fossimo tutti quanti. I miei occhi, naturalmente, hanno finito per individuare subito Draco, in disparte rispetto a tutti noi: le spalle poggiate contro alla parete e le mani infilate nelle tasche dei pantaloni. Le mie labbra stavano per muoversi a formare un "ciao" quando ho ricordato la nostra ultima conversazione ed ho cambiato idea, indirizzando altrove lo sguardo.
Sarebbe bastato così poco... sarebbe potuto venire lui da me... avrebbe potuto salutarmi per primo... ma niente.
"Ok, ci siamo tutti" ha esordito Theo, una volta assicuratosi non mancasse nessuno. "Andiamo."
Tra i presenti c'erano anche un paio di ragazzi del settimo anno con cui non ho mai scambiato nemmeno una parola, ma che Theodore sembrava conoscere. Ci hanno condotti ad una piccola stanza, sempre al sicuro qui nei sotterranei, sporca e piena di ragnatele, che sembrava essere niente più di un bugigattolo dimenticato.
"Qui staremo tranquilli" ha ripreso a dire Theo "ed eviteremo di svegliare gli altri."
Mi sono messa a sedere per terra, seguendo con la coda dell'occhio Draco mentre si spostava in un punto della stanza distante circa un tre-quattro metri dal mio.
[ Perché non vieni qui? Guarda che non mordo... ]
Jared, sedendosi alla mia destra, mi ha sorriso. "Posticino comodo, eh?"
"Sporco" ho risposto io, storcendo il naso.
Lui ha ridacchiato, mentre gli altri prendevano posto. "Cosa non di farebbe, pur di riuscire a mettere su un gruppo sovversivo super segreto..."
Theodore ha condotto - ottimamente, direi - buona parte della riunione, lasciando di tanto in tanto la parola a noi altri per sentire opinioni e dubbi a riguardo.
"Io dico che se ci beccano sono cazzi" ha esclamato il tizio del settimo anno che non conosco - che poi è saltato fuori chiamarsi Spencer - interrompendo il discorso di Theo. "Noi non siamo Harry Potter" ha specificato, acidamente. "Noi non abbiamo Silente a pararci il culo."
"Ma noi non ne abbiamo bisogno" ha risposto Theo, seccamente. "Noi siamo un attimino più furbi di Potter, Spen, nel caso non te ne fossi ancora reso conto."
Tiger e Goyle hanno ridacchiato, scambiandosi sussurri, mentre Jared, dandomi di gomito, ha mormorato: "Se la cava niente male Nott come leader, eh? Che te ne pare?"
"Sicuramente meglio di quanto non farei io..."
La nota dolente si è avuta quando Theo ha espresso il proprio desiderio di marchiarci tutti con un tatuaggio. "Come i Mangiamorte. Un tutuaggio che accomuni ogni membro del gruppo e che renda semplice il radunarci."
Due ragazze del settimo anno si sono scambiate occhiate sconcertate mentre Millicent è balzata in piedi, strillando: "Theo! Ma sei matto?!?! È... è... eccessivo! No?" Si è voltata verso di noi, allibita. "Non vi sembra eccessivo?"
Dalla folla si è levato qualche timoroso: "...effettivamente..." ma, a quel punto, Jared si è alzato in piedi, attirando su di sé l'attenzione. "Ragazzi, ragazzi... mettiamo un attimo in chiaro le cose. Questo non è un gioco. Non siamo qui per emulare Potter e soci, e non siamo qui per cazzeggiare una volta teminate le lezioni. Siamo qui per fare qualcosa di grosso, qualcosa di unico. E, se non vi stanno bene le nostre regole, forse è meglio vi tiriate indietro alla svelta, prima che sia troppo tardi. Chiaro?" Mi ha guardata ancora, pronunciando quel: "Chiaro?" ed io ho sorriso.
Theo, riprendendo la parola, ha chiesto: "Allora: chi è con noi?" Poi, indicando la porta, ha aggiunto: "Gli altri possono anche andare" ma nessuno si è mosso.
Alla fine siamo rimasti d'accordo che faremo una votazione, domani, in merito all'argomento "tatuaggio" e vedremo, in base ai risultati, cosa fare. Non mi sono sembrati tutti veramente convinti anche se io, dal canto mio, dubbi non ne ho: sono assolutamente favorevole a questa cosa.
Stavamo uscendo dalla stanza quando Draco, passandomi di fianco, ha sibilato un: "Adesso fai coppia con McGrath?" non propriamente amichevole. Non mi stava nemmeno guardando - e, per un attimo, ho creduto non stesse nemmeno parlando con me -, tenendo invece gli occhi fissi davanti a sé. Ho alzato le sopracciglia, facendo per rispondere, ma lui si era già allontanato per il corridoio in pietra mentre Jared, di fianco a me, ha emesso un basso fischio, divertito, commentando: "Geloso?"
Non ho portato avanti la conversazione perché, sinceramente, mi sembrava stupida ed infantile. Tra l'altro, avevo la testa affollata da ben altri pensieri, tra la riunione appena conclusasi e il bigliettino che Daphne, questa mattina, ha mostrato a me e Theo. Giusto, il bigliettino, non ne avevo parlato. Qualcosa riguardo la morte di una strega... poco chiaro, insomma, ma abbastanza inquietante.
"Sarà uno scherzo" è stato il commento, alquanto leggero, di Theo, in un primo momento. "Hai litigato con qualcuno?"
Daphne, alzando le spalle, ha risposto: "Non che io ricordi... e, sicuramente, non per un motivo importante".
"Se è uno scherzo" ho detto io, "mi sembra veramente di cattivo gusto" ma Theo, allungando una mano verso Daphne, ha ripreso a dire: "Lascialo a me. Vedo se riesco a scoprire qualcosa".
Chissà... speriamo non sia nulla di serio.